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I legami emozionali del Packaging

Oltre a grafica e forma oggi entra a far parte della progettazione di un pack anche la scelta del materiale, che offre al designer numerose e differenti soluzioni sia in termini di praticità che di visibilità e comunicazione.
Il vetro, stabile, igienico, riciclabile, è sincero e disponibile a far parlare il contenuto, donando forte identità ai prodotti attraverso le forme ardite e i colori persuasivi con cui può essere presentato.
La carta e il cartoncino rispondono ad alcuni dei megatrends, che da più lati coinvolgono il mondo del packaging: ecologicità, facilità d’uso e soprattutto capacità di favorire la comunicazione sia in termini di visibilità che di riconoscibilità sullo scaffale, sia in termini di resa cromatica e di soluzioni estetiche sia, infine, per ciò che riguarda l’alto contenuto informativo e deduttivo.
La banda stagnata è ormai sinonimo di comodità nel facile approccio al cibo in scatola, diventato l’abitudine a cui probabilmente i nostri sistemi di vita non potrebbero più rinunciare, infine “l’eccessivo protagonismo” della plastica che con numerose soluzioni applicative e ampie possibilità
d’accoppiamento con altri materiali (carta, cellophane, alluminio) offre involucri duttili nelle prestazioni, espressivi negli aspetti formali e capaci di proporre una nuova estetica del quotidiano.
Le innovazioni tecniche che caratterizzano il processo di progettazione e realizzazione rendono il packaging un oggetto complesso capace di controllare diversi frammenti comunicativi e di funzionare come elemento unificatore di vari messaggi: prodotto nell’ambito pubblicitario che parla con le regole linguistico-visive dei media, artefatto comunicativo presso il punto vendita, ossia barriera più o meno osmotica che, pur impedendo un contatto diretto col contenuto, fa conoscere al pubblico il prodotto, infine utensile nello spazio domestico.

Nel primo caso l’ imballaggio è attore massmediale, uno dei soggetti più frequenti delle campagne pubblicitarie (intese nelle loro molteplici espressioni: manifesto, stampa, pubblicità televisiva…), all’interno delle quali è arrivato a recitare la parte del protagonista influenzando l’articolazione del messaggio stesso. Valeria Bucchetti parla di diversi gradi di protagonismo e analizza, ricavandole da un’attenta osservazione delle campagne pubblicitarie, tre possibili situazioni in cui il ruolo del packaging si potrebbe definire, a mio parere, assoluto, relativo e marginale, in una sorta di scala discendente che vede prima la confezione al centro della scena poi progressivamente collocata a margine.
Nel secondo caso l’ imballaggio è artefatto comunicativo , artefatto in quanto identifica “l’insieme dei manufatti (inteso come fatto a mano) e quello dei prodotti industriali come sottoinsiemi”, comunicativo perché esplicita il significato stesso dell’artefatto che, parafrasando Maldonado è comunicativo come ogni oggetto creato dall’uomo sia che appartenga al suo bagaglio materiale sia simbolico. Nei sistemi di vendita self-service, oggi la maggioranza, la capacità del prodotto d’instaurare un dialogo con l’interlocutore trova la massima espressione, considerato che i più, vittime del cosiddetto marketing “degli ultimi cinque secondi”, decidono gli acquisti davanti allo scaffale scegliendo le offerte maggiormente convincenti da un punto di vista seduttivo.
Nel terzo caso la confezione diventa utensile, attiva anche nella fase di consumo e dotata di un plus prestazionale indirizzato a modificarne lo status: da packaging progettati come contenitori da porre in tavola, alle confezioni autoriscaldanti, fino a tutti quegli involucri appartenenti al mondo del “fai da te” ove le istruzioni per l’uso divengono parte integrante del prodotto.

Fonti e sitografia: 
Google immagini 
http://blog.pack.ly/it/il-packaging-emozionale/
http://www2.unipr.it/~arte/Docenti/bianccibo/Stefania%20Bertani/Bertani.htm
https://wearepackagingfans.com/site/le-funzioni-del-food-packaging/
https://www.melandrigaudenzio.com/blog.aspx?id=20

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