Coca cola

Evoluzione bottiglia della Coca cola 

Non una qualsiasi bibita in lattina, ma la Coca-Cola nella bottiglietta.


Parlare di packaging sembra quasi riduttivo, perché si tratta di un vero capolavoro di design che ha attraversato un secolo senza subire alcun sostanziale cambiamento e ha conquistato diverse generazioni, diventando addirittura un pezzo storico ricercato dai più accaniti collezionisti.


Il 1916 è l’ufficiale anno di nascita in cui l’originale bottiglia viene ideata dalla Root Glass Company dell’Indiana, per rispondere alle esigenze di Benjamin Thomas, che aveva richiesto “una bottiglia unica al mondo” in grado di essere riconosciuta da chiunque anche al buio.
All’inizio la Coca-Cola era disponibile presso le “soda fountains”, vale a dire i banchi di bevande analcoliche diffusi nelle farmacie dell’Americana puritana di fine ‘800, solo successivamente con la rivoluzione della bottiglietta, che porta il prodotto ovunque, prima nel territorio americano poi oltreoceano, diventa una bibita rinfrescante adatta ad essere consumata in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.

Imitando la silhouette femminile 


Questo contenitore passa attraverso vari accorgimenti tecnici e abili mani di designer prima di assumere quella forma inconfondibile che ricorda una silhouette femminile: si può definire una vera e propria evoluzione storica, della quale ci sono rimaste le testimonianze.
Oggi lo statuto è sicuramente mitico: la Coca-Cola è la bottiglietta e per proprietà transitiva la bottiglietta è la Coca-Cola, l’una non potrebbe essere senza l’altra.
L’azienda, ben capito il valore che quel contenitore aveva assunto nell’immaginario collettivo, ha deciso di non modificarlo per quasi cent’anni, rimanendo fedele ad un’immagine dove forma e contenuto hanno raggiunto una simbiosi pressoché perfetta, di cui non esistono altri esempi.
Jean Pierre Keller approfondisce tale aspetto arrivando a tracciare un’identificazione tra la bottiglia da una parte e liquido, nome, grafica dall’altra: il profilo curvilineo della confezione richiamerebbe in primo luogo le bollicine della bevanda pronte a sprigionarsi verso l’alto all’apertura, poi il ritmo binario del nome dove vocali aperte e chiuse si alternano, infine la scrittura sinuosa del marchio fatta di profili concavi e convessi ad un tempo.

La longevità scaturisce dall’appartenenza “a due ordini formali apparentemente incompatibili: il funzionale e il decorativo”, che hanno reso l’oggetto in grado di sedurre e di rispondere contemporaneamente alle esigenze pratiche di un contenitore per liquidi.

Frutto di un geniale compromesso tra ragione e sentimento, la bottiglia, stessa ed unica confezione con cui la Coca-Cola è venduta fin dagli anni Cinquanta, attraversa indenne un secolo, capace ancora di destare lo stupore e il piacere di un oggetto totemico.
Sono le star di Hollywood a presentare con garbo il prodotto negli anni Trenta, quando sia l’azienda che il cinema americano sono all’apice del successo: la bibita, diventata diva, ha il potere di generare fantasiosi meccanismi d’identificazione. La bottiglia appare allora tra le mani di ragazze sempre deliziose e affascinanti o si trasforma in strumento ludico per un gruppo di amici che la utilizza in divertenti brindisi e in simpatici giochi (due bottiglie si trasformano per esempio in un binocolo), o diventa emblema di fratellanza in Hill Top (1971), spot televisivo dove giovani di diverse nazionalità si prendono per mano in nome di un comune simbolo di riconoscimento: la bottiglietta è impugnata con la fierezza di chi stringe una fiaccola olimpica.

Coca cola evolution in shape 


Fonti e sitografia: 
Google immagini 
https://youtu.be/mhxTjRS68zI
https://www.coca-colacompany.com/
https://www.coca-colaitalia.it/

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